Social freezing e diritti delle donne e dei bambini: quello che la politica (al maschile) non dice

MARIA GRAZIA RODOMONTE*

1.Fra le questioni sollevate dalle tecnologie riproduttive è di recente emersa anche quella concernente il c.d. social freezing

Quando si parla di social freezing si fa riferimento alla tecnica della crioconservazione degli ovociti da attuarsi in età fertile, tra i 21 e i 37 anni di età, al fine di consentire alle donne di posticipare il momento nel quale decideranno eventualmente di divenire madri. Ciò non per ragioni di salute, legate dunque a questioni mediche che potrebbero consigliarne il ricorso e per le quali in Italia già si prevede il rimborso da parte del servizio sanitario nazionale, ma per esigenze personali e, soprattutto, lavorative. 

In sostanza e in termini riassuntivi si può dunque ritenere che attraverso il social freezing si offra alle donne di lavorare oggi per procreare domani. Il che spiega la ragione per la quale alcune note multinazionali, nell’ottica della massimizzazione della produzione e in un contesto di elevata competizione lavorativa, avendo evidentemente accantonato il valore sociale della maternità, offrono già da tempo alle loro dipendenti il rimborso dei costi sostenuti per “vetrificare” i loro ovociti (questo il termine riferito alla tecnica più avanzata di crioconservazione) posticipando la programmazione di una gravidanza, resa successivamente possibile solo attraverso il ricorso alla fecondazione medicalmente assistita. 

Una prospettiva nella quale si stanno muovendo anche alcune Regioni italiane attraverso la previsione di sussidi una tantum[1]. L’obiettivo che attraverso tali interventi normativi si intende perseguire è quello di rendere possibile l’ampliamento della platea delle donne che vi potranno fare ricorso anche oltre il ristretto numero di coloro che sono attualmente nella condizione di poter accedere privatamente a una procedura costosa, non solo in termini di investimento personale ed emotivo evidentemente, ma anche in termini economici. Si tratta dunque di interventi per la “preservazione della fertilità” che, secondo il Presidente della Regione Puglia, sarebbero stati introdotti e ampiamente sostenuti dalla sua maggioranza in “segno di gratitudine” nei confronti delle donne e al fine di incentivare la natalità[2].

2.Per comprendere il fenomeno di cui qui si discorre è necessario però partire da alcuni dati che si rivelano particolarmente significativi, anche perché in grado di rendere evidenti le spinte spesso contraddittorie che attraversano il nostro paese e che caratterizzano una fase storica indubbiamente segnata dagli sviluppi della scienza biomedica nella generazione della vita umana. 

Innanzitutto, come già si accennava, il social freezing è un fenomeno in netta crescita anche in Italia, paese nel quale si registra un incremento annuo del 20% di ricorso a questa tecnica secondo i dati forniti da Genera, una delle principali aziende specializzate in tecniche riproduttive artificiali, che segnala peraltro che proprio tra il 2023 e il 2024 si è registrato un incremento persino maggiore, con un aumento di ben il 50% del numero delle donne che vi ha fatto ricorso[3]. Questo dato, già di per sé significativo, non è il solo di cui tener conto. Ad esso si accompagna infatti anche quello ormai ben noto della denatalità, con un tasso in crescita costante ormai dagli anni ’80 del secolo scorso, a tal punto da rappresentare un dato ormai strutturale. Secondo gli ultimi dati ISTAT[4], nel 2024 in Italia sono nati solo 370.000 bambini, con una riduzione del 2,6% rispetto al 2023, quasi 10mila nati in meno rispetto quindi all’anno precedente. A sua volta il tasso di fertilità totale è sceso a 1,18 figli per donna, mentre l’età media al primo parto ha quasi raggiunto i 33 anni. Oltre alla denatalità si assiste dunque a una diminuzione della fertilità, con una riduzione del numero dei possibili genitori, e a un aumento dell’età in cui le donne mettono al mondo figli.

La particolare attenzione rivolta non solo alla tecnica della crioconservazione ma anche all’esame della fertilità, che molto spesso la precede e che può rappresentare una ragione ulteriore per ricorrervi, ci porta a riflettere anche su un altro fenomeno. Quello della crescita del fertility gap. La distanza cioè tra il numero di figli desiderati rispetto a quelli messi al mondo[5]. In buona sostanza la bassa natalità sembrerebbe non essere necessariamente conseguenza di una scelta autodeterminata da parte delle donne, ma il risultato della difficoltà di realizzare un desiderio di maternità comunque presente tra le donne italiane. 

3.In questo quadro si deve collocare il ricorso al social freezing che pone, come è evidente, una serie di interrogativi.

Il primo e più immediato fra tutti è se si tratti o meno di uno strumento effettivamente in grado di favorire le donne nelle scelte lavorative e riproduttive. Se questa è la vulgata di un fenomeno in costante ascesa sembra tuttavia si tratti di affermazione quanto meno fuorviante e parziale, frutto di una lettura della maternità come scelta contrapposta a quella lavorativa, come si osservava all’inizio di queste brevi riflessioni. Una lettura che, oltre ad essere smentita dai fatti, è distante dallo spirito e dalla lettera della Costituzione. 

È ben noto, infatti, che la maggiore occupazione femminile è generalmente collegata a un tasso più elevato di natalità, come indicano i dati presenti in molti Paesi europei. Ciò significa quindi che mettere al mondo figli viene favorito dalla sicurezza offerta dalla condizione lavorativa. Se si registra quindi un tasso di natalità basso al quale si accompagna un altrettanto basso tasso di impiego delle donne nel mondo del lavoro, come accade nel nostro paese, la ragione sta nel fatto che il lavoro non è sicuro. Ben note sono le difficoltà delle donne con riferimento all’accesso al mondo del lavoro, alla precarietà che lo contraddistingue, soprattutto quando si parla di lavoro femminile, a un’organizzazione del lavoro che non favorisce le donne nella conciliazione vita-lavoro, così come all’impatto negativo di una gravidanza rispetto alla progressione di carriera.

In questo contesto la strada da seguire dovrebbe essere quella che anche la Costituzione ha indicato, in direzione dell’affermazione dell’eguaglianza e della solidarietà sociale. Rispetto a un quadro oggi preoccupante proprio l’art. 37 Cost. appare frutto di un disegno lungimirante volto a realizzare l’eguaglianza tra donne e uomini senza che si debba rinunciare o essere costretti a posticipare il progetto genitoriale. Anzi, quell’articolo espressamente stabilisce che le condizioni di lavoro devono consentire l’adempimento dell’essenziale funzione familiare della madre. Una funzione che però, grazie alla Corte costituzionale, riguarda oggi anche il padre potendo evidentemente essere interpretata anche come essenziale funzione genitoriale nell’ottica, corretta, di una condivisione del lavoro di cura familiare. 

4.Nella prospettiva costituzionale non solo la maternità non può quindi essere un ostacolo per la donna lavoratrice, ma le istituzioni sono chiamate ad agevolare maternità e lavoro, due aspetti della vita della donna che non sono in competizione ma armonicamente contemperabili attraverso nuove strategie e nuove politiche di supporto alla genitorialità. Una prospettiva quindi contrapposta rispetto alla logica del lavorare oggi per procreare domani alla quale sono invece ispirati tutti gli interventi a favore del social freezing. D’altro canto la scelta volta a favorire la c.d. preservazione della fertilità attraverso la tecnica della crioconservazione appare perfettamente in linea con le spinte culturali attuali. Da esse non si può prescindere per una lettura corretta di un fenomeno complesso che si alimenta anche di una narrazione che non favorisce maternità e famiglia, ma che tende a legittimare un mercato del lavoro sempre più competitivo e a piegare a logiche maschili anche il governo della riproduzione. Vi è da chiedersi però se la scelta di favorire persino con sovvenzioni pubbliche tale pratica, rilanciata spesso da una campagna mediatica che ne esalta i benèfici effetti sulla vita delle donne e sulla loro libertà di scelta, non finisca piuttosto per innescare una sorta di pressione riproduttiva sulle donne, con un inverosimile ritorno all’indietro, verso paradigmi che speravamo di esserci lasciati alle spalle. 

Inoltre anche in questo caso non si può fare a meno di evidenziare che si tratta di logiche riproduttive e di mercato che stridono, una volta di più, con il favor costituzionale nei confronti della famiglia e della maternità e con l’espressa previsione di cui all’art. 31 della Costituzione in base alla quale “la Repubblica agevola con misure economiche ed altre provvidenze la formazione della famiglia e l’adempimento dei compiti relativi, con particolare riguardo alle famiglie numerose. Protegge la maternità, l’infanzia e la gioventù, favorendo gli istituti necessari a tale scopo”. Il riconoscimento del valore sociale della maternità che da questo articolo si ricava, ampiamente ribadito anche dalla giurisprudenza costituzionale, oltre al contenuto dell’art. 37 Cost., sono dunque indicazioni – imprescindibili per il legislatore – in grado di orientarne le scelte verso soluzioni idonee a rendere pienamente possibile il connubio tra vita privata e scelte di genitorialità da un lato; vita lavorativa, compreso lo sviluppo della carriera professionale, dall’altro.

Se la strada della creazione di una vera e propria “rete” di protezione a favore della donna, madre e lavoratrice è quella che la Costituzione offre e che in altri paesi ha dato i suoi frutti, il ricorso alla crioconservazione può rischiare allora di divenire una sorta di scorciatoia a tutto vantaggio delle istituzioni e ben poco a favore delle donne e della natalità. Le istituzioni infatti, anziché farsi carico di interventi ben più complessi, strutturali ed economicamente cospicui, necessari a sostenere le donne nelle scelte di vita e di lavoro, “concedono” loro, grazie all’erogazione di bonus una tantum, forse un giorno (d’altro canto certezze non ve ne sono rispetto al buon esito della pratica) di divenire madri, quando ormai la naturale diminuzione della fertilità potrebbe non consentirlo più per l’inesorabile trascorrere del tempo. Rischiando quindi di generare aspettative non sempre corrispondenti alla realtà perché è innegabile che le tecniche di PMA offrono delle probabilità di divenire madri, ma queste sono indirettamente proporzionali al crescere dell’età anagrafica.

Inoltre, se si tiene conto del dato costituzionale non si può fare a meno di interrogarsi in relazione alla compatibilità con esso della previsione di un sostegno economico pubblico, statale o regionale che sia, al social freezing e al rischio di distrarre risorse pubbliche per alimentare il mercato della riproduzione. Se le istituzioni sono chiamate a muoversi nel solco di opzioni costituzionalmente orientate, come si è tentato di evidenziare, forse ben altri dovrebbero essere gli interventi a favore della maternità, della genitorialità e della natalità.

5. Non si può infine trascurare di ricordare che le scelte compiute dalla politica sembrano collidere anche con le previsioni della legge n. 40 del 2004 che oggi, pur scarnificata dal giudice costituzionale in relazione a molti suoi profili, resta però in piedi nei suoi pilastri portanti rappresentati, anche nel caso della crioconservazione degli ovociti, non esclusa dalla legge, dal fatto che qualunque tecnica di fecondazione artificiale interviene “al fine di favorire la soluzione dei problemi riproduttivi derivanti dalla sterilità o dalla infertilità umana”, secondo quanto previsto all’art. 2. Come ribadisce inoltre il comma 1 dell’art. 4: “Il ricorso alle tecniche di procreazione medicalmente assistita è consentito solo quando sia accertata l’impossibilità di rimuovere altrimenti le cause impeditive della procreazione ed è comunque circoscritto ai casi di sterilità o di infertilità inspiegate documentate da atto medico nonché ai casi di sterilità o di infertilità da causa accertata e certificata da atto medico”. 

Chi accede inoltre alla tecnica di procreazione medicalmente assistita è una coppia. Il progetto genitoriale deve essere quindi ricondotto e collocato all’interno di un progetto di coppia poiché come recita l’art. 5 “possono accedere alle tecniche di procreazione medicalmente assistita coppie di maggiorenni di sesso diverso, coniugate o conviventi, in età potenzialmente fertile, entrambi viventi”. Il che implica che anche l’eventuale scelta della crioconservazione degli ovociti debba collocarsi in questo quadro, all’interno cioè di un progetto di coppia e solo per cause di sterilità o infertilità non altrimenti risolvibili. Vi è cioè una imitazione del fatto naturale, come indica anche la Costituzione, anche quando la procreazione con tecniche artificiali rompe inevitabilmente il legame, in natura inscindibile, tra atto naturale e generazione umana. 

Ciò anche a tutela del minore, parte debole del quale non ci si deve mai dimenticare. È proprio nella logica della tutela del figlio generato con tecniche artificiali o anche del minore adottato, che il legislatore prevede infatti l’inserimento in una famiglia ad instar naturae, composta non solo da due genitori di sesso diverso, ma che nel caso dell’adozione abbiano un’età compatibile con l’essere genitori naturali o, secondo quanto prescritto dalla legge n. 40/2004, siano una coppia di genitori in età fertile nel caso di PMA. Si tratta di scelta peraltro perfettamente in linea con quanto, ancora una volta, la Costituzione prescrive in relazione al diritto-dovere di istruire, educare e mantenere la prole di cui all’art. 30 Cost.[6]. Dal punto di vista del best interest of the child è evidente infatti come non sia un dato trascurabile l’età genitoriale con riferimento al diritto-dovere previsto nel richiamato articolo costituzionale. Nel caso del ricorso al social freezing, prima tappa di un percorso che dovrebbe consentire la procreazione con le tecniche della fecondazione artificiale anche oltre i termini di età che il legislatore ha in questo caso chiaramente indicato, diviene allora lecito dubitare della piena realizzazione dell’interesse del minore. Un interesse che si ritiene ormai che debba essere sempre posto al centro delle scelte del legislatore, ma che nell’ipotesi considerata può rischiare piuttosto di divenire pericolosamente strumentale rispetto all’interesse degli adulti. 


[1] Non si può a tal proposito non ricordare che la Regione Puglia, con un emendamento alla legge di bilancio, ha introdotto un bonus di 3.000 euro per la crioconservazione degli ovociti a favore delle donne tra i 27 e i 37 anni, come previsto all’art. 40 della legge regionale 31 dicembre 2024, n. 42, Disposizioni per la formazione del bilancio di previsione 2025 e bilancio pluriennale 2025–2027 della Regione Puglia (legge di stabilità regionale 2025):  Art. 40 Norme in materia di preservazione della fertilità per fini sociali 1. La Regione, al fine di tutelare il diritto alla genitorialità e alla procreazione, quali diritti costituzionalmente garantiti, e allo scopo di combattere il calo demografico, disciplina con il presente articolo le modalità di accesso a tecniche di preservazione della fertilità per fini sociali. 2. Per tecniche di preservazione della fertilità per fini sociali si intende la crioconservazione degli ovociti a scopo precauzionale: social freezing. 3. Il social freezing è una tecnica di preservazione della fertilità che può essere richiesta dalle donne che desiderano programmare una gravidanza in futuro e che abbiano le condizioni mediche per farlo, garantendosi una maggiore probabilità di riuscita nel caso in cui, con il passare del tempo, si vada incontro a difficoltà di concepimento imputabili ad una fisiologica riduzione della fertilità. 4. La presente norma riconosce il diritto di accesso alle tecniche previste al comma 2 alle donne di età compresa tra i 27 e i 37 anni residenti in Puglia da almeno un anno con nucleo familiare avente reddito ISEE non superiore a euro 30 mila. 5. La Regione Puglia, nell’ambito delle politiche di welfare regionali, allo scopo di incentivare l’accesso al social freezing, considerata la necessità di limitare i danni causati dalla depressione demografica, procede all’assegnazione di risorse in favore delle aziende sanitarie locali pugliesi aderenti, in base al numero di donne di età compresa tra 27 e 37 anni, residenti nelle province pugliesi nell’annualità precedente a quella del riparto. 6. Il contributo può essere concesso ed erogato una sola volta nella vita e avrà un valore massimo di euro 3 mila, da rendicontare a costi reali sulla base delle spese effettivamente sostenute e documentate per la crioconservazione degli ovociti, con esclusione delle spese farmaceutiche. 7. Le aziende sanitarie locali provvedono ad erogare il contributo economico in favore delle donne beneficiarie di cui al comma 3, tenendo conto delle istanze presentate a seguito di apposito avviso pubblico emesso dalle ASL, utilizzando quale criterio di priorità il valore dell’ISEE più basso. 8. Per le finalità di cui al presente articolo, nel bilancio regionale autonomo, nell’ambito della missione 12, programma 5, titolo 1, è assegnata una dotazione finanziaria per l’esercizio finanziario 2025, in termini di competenza e cassa, di euro 300 mila. La medesima dotazione finanziaria è assegnata, in termini di competenza, per ciascuno degli esercizi finanziari 2026 e 2027.

Tra le altre Regioni nelle quali sono stati recentemente presentati progetti di legge sul social freezing si segnalano il Lazio, la Basilicata e la Sicilia. 

Nel giorno della fertilità, il 2 novembre scorso, il collettivo “Stiamo fresche” ha inoltre lanciato una petizione on line per inserire la crioconservazione nei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA) al fine di renderla gratuita fino a 40 anni e non solo per motivi oncologici. Il 5 marzo scorso è stata inoltre presentata alla Camera una proposta di legge relativa a Disposizioni in materia di conservazione delle cellule riproduttive per la preservazione della fertilità maschile e femminile. Cfr.https://www.camera.it/leg19/126?leg=19&idDocumento=2287

[2] In questi termini si è in particolare espresso il Presidente della Regione Puglia in occasione della presentazione del provvedimento in conferenza stampa: https://press.regione.puglia.it/-/bilancio.-la-regione-investe-nel-social-freezing-emiliano-e-lacatena-presentano-il-provvedimento-a-sostegno-della-natalit%C3%A0

[3] Vedi: https://www.quotidianosanita.it/studi-e-analisi/articolo.php?articolo_id=128070

[4]Cfr. Il Report a cura dell’Istat, Natalità e fecondità della popolazione residente | anno 2024 https://www.istat.it/wp-content/uploads/2025/10/Natalita-e-fecondita-della-popolazione-residente_Anno-2024.pdf

[5] In tema vedi anche l’interessante rapporto annuale di Save the Children, Le equilibriste. La maternità in Italia – 2024. Cfr. https://www.valored.it/ricerche/le-equilibriste-la-maternita-in-italia-nel-2024/

[6] Vedi in questi termini l’intervento di Alberto M. Gambino, in occasione del convegno su Bassa occupazione femminile, alta denatalità: le opinioni delle donne sul social freezing e sulla scelta di diventare madre in Italia organizzato presso l’Università di Milano Bicocca il 20 marzo 2023 e disponibile al  link https://www.diseade.unimib.it/it/eventi/bassa-occupazione-femminile-alta-denatalita-opinioni-delle-donne-sul-social-freezing-e-sulla-scelta

* Professoressa Associata di Istituzioni di diritto pubblico – “Sapienza” Università di Roma.

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